Il genere Ulmus comprende piante decidue diffuse in tutto l’emisfero settentrionale. Hanno foglie semplici, ovoidali a margine seghettato e caratterizzate da una lamina fortemente asimmetrica. I fiori compaiono prima delle foglie, mentre i frutti sono samare portanti un unico seme centrale.

Gli olmi sono largamente coltivati come piante ornamentali e soprattutto nella silvicoltura.

La moderna classificazione APG, basata sulla filogenetica molecolare, inserisce la famiglia Ulmaceae, di cui fa parte il genere Ulmus, all’interno dell’ordine delle Rosales; nelle prime classificazioni botaniche la famiglia rientrava invece nell’ordine delle Urticales.

Esistono al mondo una quarantina di specie diverse che rientrano in questo genere, diffuse allo stato spontaneo in tutto l’emisfero settentrionale. In Italia se ne possono trovare solo tre allo stato spontaneo:

    • l’olmo montano (Ulmus glabra), presente sia sulle Alpi che sugli Appennini fino a quote di 1.400 metri.
    • l’olmo campestre (Ulmus minor), con foglie più piccole rispetto alla specie sopra descritta; da questo deriva il nome specifico minor.
    • l’olmo bianco (Ulmus laevis), presente in Italia solo in aree ristrette del centro nord.

Molte specie di olmi sono ultimamente minacciate da una grave malattia che ne può portare la morte: la grafiosi dell’olmo. Questa infezione è causata da un fungo parassita originario dell’Asia, la cui diffusione è facilitata da un insetto coleottero. Alcune specie di olmo, in particolare quelle asiatiche, hanno sviluppato un certo grado di resistenza alla malattia, a differenza invece di quelle europee e americane. La ricerca scientifica sta però cercando di combattere l’infezione che potrebbe portare all’estinzione di queste piante, attraverso la selezione di varietà maggiormente resistenti all’attacco fungino.

Foglie

Samare

Corteccia